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Altro che “gestualità familiare”, un gesto per ridicolizzare e zittire

Prodi Orefici

Il fatto è avvenuto il 22 marzo 2025, durante la manifestazione “Libri come 2025 – Festa del libro e della lettura” a Roma. Lavinia Orefici, giornalista di Quarta Repubblica, ha posto a Romano Prodi una domanda riguardante un passaggio molto importante del Manifesto di Ventotene sulla proprietà privata. L’ex premier ha reagito evidentemente in modo stizzito, disturbato dalla domanda e afferrando una ciocca dei suoi capelli, strattonandola.

Prodi ha inizialmente negato l’accaduto, affermando di aver semplicemente appoggiato una mano sulla spalla della giornalista. Falso. I video trasmessi prima da Quarta Repubblica poi dalla trasmissione DiMartedì su La7 lo smentiscono e confermano la versione della giornalista, mostrando Prodi mentre le tira effettivamente una ciocca di capelli.

L’episodio ha suscitato diverse reazioni. In pochi, anzi quasi nessuno a sinistra ha criticato il comportamento di Prodi, mentre tanti hanno minimizzato l’accaduto, adducendo motivi di atteggiamento simpaticamente paternalistico. 

Il gesto, anche se compiuto con un intento che forse voleva essere ironico o sdrammatizzante, ha comunque avuto l’effetto opposto: ha messo in discussione l’autorevolezza della giornalista e il suo ruolo in quel contesto.

Altro che “gestualità familiare”, come si giustifica il professore nella sua tardiva nota di “quasi scuse”. Tirare i capelli ad una professionista mentre sta ponendo una domanda forse scomoda è un gesto infantile, paternalista e soprattutto non professionale. In un contesto pubblico, tra due adulti, con ruoli ben definiti (un ex premier e una giornalista che fa domande legittime), un gesto del genere è un modo per delegittimare, ridicolizzare o zittire, soprattutto dalla collega che svolge correttamente il suo lavoro.

Inoltre, quando una donna viene toccata in modo non richiesto – soprattutto in pubblico e per un tratto così legato all’immagine personale come i capelli – si sfiora una dinamica di potere: il gesto diventa un modo per ridurre l’altra persona a qualcosa di decorativo, svincolandola dal contenuto che sta esprimendo. E in questo caso, la domanda era politica, precisa, puntuale.

Quindi sì: gesto apparentemente “da nonno burbero”, ma nella sostanza, molto rivelatore. Non tanto per ciò che dice di Prodi, ma per ciò che rivela su come, ancora oggi, si possa sminuire il lavoro giornalistico (e femminile) con un semplice, apparente scherzo.

Il silenzio delle femministe e dei giornali di sinistra fa rumore. C’è da chiedersi: se fosse stato un uomo? E se fosse stato un esponente del centrodestra?