Cybersecurity

Hacker all’attacco, Backup a computer e smartphone

Con la strategia 3-2-1 dati al sicuro. Meglio l’opzione ibrida che affianca il cloud storage ai supporti fisici

hacker, backup © JuSun e Jirsak tramite Canva.com
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Tra cartelle cliniche e documenti bancari, foto e video personali i nostri computer e smartphone custodiscono ormai una miniera di informazioni. Fondamentale quindi non solo dotarsi di un valido antivirus ma anche eseguire backup periodici. Questo è, infatti, l’unico modo per mettere al sicuro i propri dati e ricordi da attacchi hacker che si vanno moltiplicando anche in Italia.

Una buona pratica per essere certo che il backup sia affidabile è quella di seguire la strategia cosiddetta “3-2-1”. In sostanza ciascuno di noi dovrebbe avere tre copie di sicurezza di tutti propri dati. E preoccuparsi che i dati stessi siano archiviati su diversi supporti esterni; a cui aggiungere un’ulteriore copia di sicurezza da lasciare nel cloud.

Per chi assolutamente non vuole caricare i propri segreti sulla nuvola, una soluzione alternativa potrebbe essere quella di preparare un terzo hard disk portatile da custodire in un luogo diverso rispetto al posto dove c’è il pc o si tiene lo smartphone.

Ma che cosa accade ora? Secondo una ricerca di Western Digital sta crescendo la consapevolezza dei consumatori. Quasi nove intervistati su dieci ha infatti detto di eseguire il backup dei propri dati automaticamente o manualmente.

Appena la metà dei consumatori ha però ammesso di essersi deciso a eseguire un backup per paura di subire un attacco informatico. Molto più di frequente infatti l’obiettivo è la paura di perdere file importanti sia per liberare spazio sul proprio dispositivo.

Cyber criminali e relativi riscatti da pagare a parte, basta un piccolo incidente perché i dati vadano persi per sempre. Per esempio un guasto all’hardware, un problema di software o una cancellazione di dati accidentale.

Dato che gli spazi di archiviazione nel cloud gratuito spesso si esauriscono rapidamente,  molti consumatori si rivolgono a un approccio ibrido per proteggere i propri dati, sfruttando sia le offerte di cloud storage  sia un supporto HDD,  dove si può arrivare a 26 terabyte in un’unica unità. Un TB equivale a mille miliardi di byte.

Lo studio ha coinvolto dieci Paesi: Australia, Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Sud Corea, Taiwan, Regno Unito e Stati Uniti.  Non c’è quindi l’Italia, ma è difficile pensare che nel nostro Paese la situazione sia molto diversa.

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