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Europa al palo: ecco perché non c’è alternativa a Starlink

Non solo senza l’esercito comune: l’Europa è priva di satelliti di telecomunicazioni moderni e della capacità di lanciarli in orbita. Ue più impegnata a sanzionare che a innovare

Starlink Musk © naratrip boonroung tramite Canva.com

Di quanto l’Europa dei cavetti USB e dei tappi delle bottiglie vincolati alle stesse sia dipendente militarmente da Nato e Usa si è molto discusso e non serve aggiungere altro.

Europa al palo

Ma c’è un altro settore dove il Vecchio Continente è rimasto al palo: quello che una volta si chiamava “telecomunicazioni”, in particolare l’infrastruttura di connettività a larga banda in grado di operare durante catastrofi naturali o in zone e tempi di guerra. E non basteranno le belle frasi market-oriented dei politici europei a far cambiare rapidamente le cose. 

Un articolo del Financial Times del 26 marzo scorso intitolato “No substitute: Europe’s battle to break Elon Musk’s stranglehold on the skies” (Nessun sostituto: La battaglia dell’Europa per spezzare il dominio di Elon Musk nei cieli) mette a nudo la situazione di grave ritardo in cui ci ritroviamo.

L’Europa, l’Unione europea è stata per tanti anni più impegnata a “sanzionare” (tassare) le società americane piuttosto che a crearsi delle proprie valide alternative. Lo vediamo nella IA, nei motori di ricerca, nei social network, strumenti essenziali che sono sempre e solo statunitensi o cinesi. E, appunto, nel substrato tecnologico essenziale perché tutto il resto esista, la capacità di trasportare i bit, le reti di telecomunicazioni globali, in particolare quelle via satellite.

Reti totalmente in grado di funzionare sempre, indifferenti a quanto accade sul territorio (guerre, alluvioni, mancanza di corrente, ecc). Prima di raccontare quanto dice il FT occorre fare una importante premessa. 

LEO vs GEO

Esistono due grandi categorie di satelliti per telecomunicazioni: i LEO (Low Earth Orbit), quelli che orbitano “bassi” sulle nostre teste; e i geostazionari (che chiameremo per semplicità GEO), che stanno molto più in alto.

Quanto alti e quanto bassi? I LEO si trovano tra i 160 e i 2.000 chilometri dalla superficie terrestre, mentre i GEO sono a “circa” 35.786 chilometri di altezza (il punto tra 5 e 7 non è un decimale: sono proprio trentacinquemilasettecentoottantasei chilometri). Una differenza di due ordini di grandezza, che significa di un fattore 100: una semplice immagine permette di capire il concetto. 

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L’idea di un’orbita geostazionaria, in cui un satellite rimane fisso sopra un punto specifico della Terra, è stata per inciso concepita dallo scrittore di fantascienza britannico Arthur C. Clarke in un articolo sulla rivista Wireless World intitolato “Extra-Terrestrial Relays”, in cui descrisse come satelliti posizionati a circa 35.786 chilometri sopra l’equatore terrestre, con un periodo orbitale pari a un giorno, potessero essere utilizzati per le comunicazioni globali.

Quando oggi guardiamo un programma via satellite su Sky stiamo di fatto ricevendo il segnale da un satellite GEO.

Abbiamo detto che i LEO stanno molto più in basso: di conseguenza in base alle leggi di Keplero (il quadrato del periodo orbitale è proporzionale al cubo della distanza media in orbita), per non ricaderci addosso questi sono costretti a muoversi molto rapidamente. Inoltre essendo bassi ne servono molti, moltissimi per coprire il pianeta.

Il punto è questo: la “costellazione” di satelliti di Elon Musk è composta da LEO, mentre quelle europee da GEO, concepiti peraltro decenni fa per la televisione. L’idea di sfruttare le attuali flotte (di Eutelsat e SES/Astra) per svincolarsi dal perfido Elon è un bel manifesto politico ma che si scontra con la fisica e il moto dei pianeti

Operatori indebitati 

Ma veniamo a quanto scrive il FT, partendo dalla traduzione diretta dell’attacco in quanto da sola racconta tutta la storia:

Il libro bianco sulla difesa della Commissione europea della scorsa settimana ha dichiarato che Bruxelles dovrebbe finanziare l’accesso dell’Ucraina [l’esercito] a servizi che possono essere forniti da fornitori commerciali con sede nell’Ue.

Giustamente il FT ha deciso di fare un reality check, in questo caso consultando il ceo di Hispasat (Miguel Ángel Panduro). Che è stato piuttosto chiaro: 

La prospettiva di un nuovo impulso europeo verso la sovranità spaziale ha dato una spinta alle azioni e agli operatori fortemente indebitati come Eutelsat e SES, ma anche con il finanziamento dell’Ue il successo non sarà facile. Nessuna singola rete europea può replicare una così ampia varietà di applicazioni: Invece, una soluzione europea sarebbe composta da un mosaico di satelliti in diverse orbite, che offrono prestazioni diverse e richiedono terminali utente differenti per reti diverse.

Un “patchwork di satelliti in orbite diverse” e non un sistema unico e concepito per l’IP (internet). E composto praticamente solo da GEO.

Limiti fisici

I satelliti europei non possono essere utilizzati efficacemente per accesso internet: innanzitutto c’è la necessità di grosse antenne puntate con precisione (chi ha installato in proprio un’antenna per Sky sa di cosa parliamo). Antenne per nulla adatte a un utilizzo in un campo di battaglia o anche semplicemente su un mezzo mobile.  

In secondo luogo il tempo di risposta (tra quando schiacciamo enter e quando un sito o servizio ci risponde) è troppo lungo, ancora una volta per questioni di fisica: per percorrere il 72.000 km di un solo salto via satellite (36.000 km circa, in salita e poi discesa) ci vuole circa 1/3 di secondo, pari a 333 millisecondi teorici (che però diventano 700 circa nella realtà): dieci volte più dei 33 millisecondi attuali di Starlink (che la società ha promesso di poter portare a 20).

Operatori indebitati

Rivaleggiare con Starlink non significa dunque utilizzare quanto esistente ma ripartire con un progetto copiato da Starlink. In realtà, non si riparte da zero. Nel 2022, Eutelsat aveva annunciato l’acquisizione di OneWeb, che opera una costellazione LEO come Starlink, ma ad un’altitudine di 1200 km. SES, nel frattempo, si era espansa nell’orbita terrestre media detta MEO con la sua rete O3b mPOWER.  

Entrambe le aziende hanno contratto debiti consistenti per finanziare le loro strategie multi-orbita, mosse che devono ancora dare frutti. OneWeb ha faticato a raggiungere gli obiettivi di fatturato iniziali a causa di un rollout delle stazioni terrestri più lento del previsto. Gli analisti ritengono anche che Eutelsat, fortemente indebitata, faticherà da sola a finanziare una nuova generazione di satelliti OneWeb, considerata necessaria per competere con la tecnologia più avanzata di Starlink

Altro problema: i terminali OneWeb, progettati per aziende e governi piuttosto che per consumatori, sono anche ingombranti, più complessi da configurare e costano circa 5.000-10.000  dollari ciascuno (mentre chiunque può comprare un terminale Starlink a 349 euro). Anche i terminali rimangono dunque un grande ostacolo per la pseudo alternativa europea. 

E il lanciatori?

Ultimo, forse ancora più grave problema. I satelliti vanno… lanciati in orbita. Inutile spiegare come Starlink possa usufruire dei vari Falcon di SpaceX, in grado di effettuare decine di lanci al mese. E l’Europa? 

Qualche lettore sarà a conoscenza del fallimento della prima missione di Spectrum Rocket, avvenuta domenica 30 marzo 2025. Si tratta del razzo prodotto da Isar Aerospace, un’azienda europea privata come SpaceX. Il proprio vettore è asceso in posizione verticale (normale) per soli 18 secondi, prima zig-zagare per poi esplodere al suolo dopo circa 40 secondi.  

Nessuna critica alla società: si trattava del primo lancio parte di una lodevole iniziativa privata che utilizza al 100 per cento tecnologia europea. Il problema è un altro e lo ha ben riassunto un osservatore delle imprese spaziali e star di YouTube di nome Scott Manley. Chiudiamo dunque con la sua affermazione, che tutto spiega:

L’Europa occidentale non ha mai lanciato un razzo in orbita. L’Europa è stata battuta dagli Usa, dal Sud America, dalla Russia, dall’Asia, dall’Africa: in tutti questi continenti almeno una nazione ha un lanciatore in funzione. Ma l’Europa orientale non ha mai avuto un lanciatore di satelliti, in tutta la sua gloriosa storia.

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