L’Italia è pronta al ritorno del nucleare. Anche con tecnologie e soluzioni specifiche per il nostro Paese. Daniela Gentile, amministratrice delegata di Ansaldo Nucleare, lo spiega a chiare lettere e con convinzione: “Nonostante l’Italia si sia fermata nel fare impianti nucleare entro i confini nazionali, ha continuato a operare all’estero attraverso la propria supply chain molto attrezzata, con tutte le attività universitarie di ricerca e sviluppo. Ora è pronta a ripartire”. Certo – ha spiegato la manager, ospita all’edizione milanese della Ripartenza 2025 di Nicola Porro – “c’è bisogno di un programma a medio termine che consenta a tutti di fare gli investimenti necessari per poter sviluppare le nuove tecnologie e la supply chain relativa, per essere in grado di costruire nuovi impianti anche sul territorio nazionale dal 2035”, come indicato dal Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima.
Quanto alle tecnologie più adatte al ritorno del nucleare in Italia, Gentile ha spiegato ai nostri microfoni di ritenere i cosiddetti mini-reattori (termine tecnico: Small modular reactor) la soluzione “più appropriata al nostro Paese”, che – ha osservato – “dopo 40 anni può quindi tornare a guardare al nucleare al con sistemi migliorati relativi alla sicurezza e con una dimensione ridotta, dunque forse più adatta al territorio sul quale poi questi impianti saranno installati”.
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L’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare ha quindi smontato le preclusioni ideologiche di quanti ancora si oppongono all’energia dall’atomo, adducendo motivazioni spesso prive di reale fondamento o dettate solo dal pregiudizio. “Credo sia importantissima una comunicazione trasparente nei confronti dell’opinione pubblica. Questo per dare a tutti quegli elementi che servono a decidere in maniera non ideologica, per capire che altri Paesi con il nucleare possono beneficiare di costi dell’energia fino all’80% inferiori ai nostri, per comprendere come abbiano garantita la fornitura di energia”, ha affermato Gentile. E ancora: “Credo che quanto accaduto negli ultimi anni, anche a seguito del conflitto russo-ucraino, abbia aperto delle riflessioni anche su tavoli che magari potevano essere in passato chiusi a discutere del nucleare. Anche l’Europa stessa è tornata a parlare di nucleare e tutte queste considerazioni credo vadano trasmesse in maniera trasparente, dando la confidenza della serietà del programma che la nazione vuole intraprendere con autorevolezza”.
Marco Leardi, 5 febbraio 2025
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