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Silvia Albano&co fanno già la guerra ai Cpr: “Irregolari in Albania? Solo col loro consenso”

Ma il governo tira dritto. Piantedosi: “Non è vero che i Cpr sono semivuoti. E la regola del consenso si riferisce al Paese di rimpatrio”

Meloni Albano
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È previsto per i prossimi giorni il primo trasferimento di migranti irregolari dall’Italia all’Albania. Il centro di Gjader, rimasto vuoto fino a oggi, causa sentenze creative dei giudici sul trattenimento di richiedenti asilo, è stato riattivato come Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio). Il governo ha approvato un decreto per “trasformarlo” ed utilizzarlo non solo per i migranti recuperati in mare e provenienti da Paesi Sicuri ma anche per clandestini già destinatari di un decreto di espulsione. L’attuale capienza di Gjader è di 48 posti ma presto, senza investire ulteriori risorse, verrà portata a 144.

Le critiche della giudice Silvia Albano

Non è detto però che i giudici non si mettano di traverso. L’ha fatto capire Silvia Albano, la toga che prima di tutti aveva criticato e poi bocciato il trattenimento dei richiedenti asilo in Albania. “I centri sono in parte vuoti. Sbagliato spendere almeno il triplo per mantenere quelli in un altro paese”, ha detto a Repubblica. Albano anche sottolineato che i trasferimenti in Albania sarebbero possibili solo con il consenso del migrante. “Il centro non si trova in territorio italiano – ha detto – il protocollo esclude una cessione di territorio da parte dell’Albania. La direttiva rimpatri prevede che un migrante, che debba essere rimpatriato perché destinatario di un provvedimento di espulsione esecutivo, può essere trasferito in uno Stato terzo solo con il suo consenso, ma in questo caso verrebbe mandato in uno Stato terzo da trattenuto”.

Anche il Tavolo Asilo e Immigrazione, un coordinamento di associazioni, sostiene che il progetto viola la direttiva Ue sui rimpatri. A dirimere la questione in merito a chi ha un ordine di espulsione già in essere saranno i giudici di pace e non il Tribunale di Roma, che già si è dimostrato poco incline a concedere il trattenimento in Albania. Tuttavia potrebbe succedere che un immigrato irregolare, già trattenuto e con ordine di espulsione convalidato da un giudice, tenti l’ultima carta e provi a chiedere asilo. A quel punto, sostiene la Albano, “cambiano i presupposti e deve adottarsi un altro provvedimento di trattenimento che dovrà essere convalidato dalla Corte d’Appello di Roma”. Dunque il suo trattenimento in Albania potrebbe essere annullato di nuovo, come fatto in precedenza, fatta salva la pronuncia della Corte di Giustizia europea sui Paesi Sicuri che però è di là da venire.

Piantedosi risponde

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso il decreto. “Nessuno stravolgimento, abbiamo aggiunto possibilità già previste”, ha detto nei giorni scorsi in conferenza stampa. Ha annunciato che i trasferimenti avverranno via nave o aereo e che non ci saranno costi aggiuntivi rispetto ai Cpr italiani. In un’intervista stamattina al Messaggero, Piantedosi ha però risposto alle critiche di Albano: “La regola del consenso si riferisce al Paese di rimpatrio, non all’Albania dove si fanno solo le procedure”, ha spiegato. “lo credo che l’impeto ideologico non dovrebbe mai prevalere sulla ragione del diritto: la regola citata si riferisce al Paese di definitivo rimpatrio. Non allo Stato, come nel caso dell’Albania, dove si svolgeranno le procedure di identificazione prodromiche al rimpatrio, che avverrà sempre verso i Paesi di origine. Segnalo, inoltre, che i centri di Gjader e Shengjin sono da considerarsi sotto giurisdizione italiana secondo l’Accordo con l’Albania. Non a caso vi svolgono le loro funzioni poliziotti e, soprattutto, proprio i giudici italiani”.

Il decreto del governo, sostiene inoltre il ministro, non porta alcuno “stravolgimento” dei centri albanesi. “Abbiamo aggiunto ulteriori possibilità di svolgimento di funzioni già previste e per le quali i centri in Albania sono già attrezzati. In piena sintonia con gli orientamenti europei di rafforzare in ogni modo il sistema dei rimpatri – dice in un’intervista al Messaggero – Peraltro, senza che i centri cambino nessun altro aspetto della loro originaria funzionalità che, nei prossimi mesi, è destinata a riprendere a pieno regime”. L’obiettivo è quello di accelerare anche la pratica dei rimpatri. Dura la stoccata a Silvia Albano, convinta che i Cpr italiano siano quasi vuoti e che dunque spendere risorse aggiuntive per l’Albania sarebbe sciocco. “Non è vero che le strutture esistenti sono semivuote – dice Piantedosi – Certo: potremmo disporre stabilmente di un maggiore numero complessivo di posti agibili se non vi fossero le frequenti vandalizzazioni praticate dagli ospiti proprio per renderli inutilizzabili”.

I prossimi passi

Entro l’estate 2025 la Corte di Giustizia Ue dovrà decidere se il piano italiano è compatibile con le regole europee sui Paesi Sicuri. Dalle parti del Viminale trapela fiducia. “Molti Stati europei e la stessa Commissione si sono sostanzialmente schierati sulle nostre posizioni – dice il ministro dell’Interno – Aspettiamo con fiducia, inoltre, l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti europei. Saranno strumenti importanti per contrastare il crescente affarismo dei trafficanti di essere umani e i centri in Albania daranno il loro importante contributo”.

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