Oltre quattro ore per riallacciare i rapporti interrotti quasi tre anni fa e per tentare di porre le basi per una possibile soluzione del conflitto in Ucraina. Ieri a Riad, in Arabia Saudita, ha avuto luogo il primo summit tra Usa e Russia, due superpotenze d’accordo nel “promuovere le relazioni bilaterali” e tenere in considerazione “i reciproci interessi” nello scenario mondiale. I colloqui “sono andati bene”, ha detto il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, mentre il Segretario generale americano, Marco Rubio, ha fatto sapere che Russia e Usa nomineranno “team di alto livello” per negoziare la pace. Come vi avviamo raccontato, è spuntata una prima bozza del piano di pace, composto da tre fasi: in prima battuta il cessate il fuoco, poi le elezioni presidenziali in Ucraina e infine l’accordo finale. Ma attenzione a Volodymyr Zelensky.
Nonostante alcune diversità di vedute, Mosca e Washington sembrano sulla buona strada. Secondo quanto riportato dal Telegraph, l’accordo di partenariato proposto dagli Usa e Kiev per garantire una sorta di protezione sarebbe “persino più duro delle sanzioni finanziarie imposte a Germania e Giappone dopo la loro sconfitta nel 1945”. E il Paese guidato da Trump otterrebbe il controllo di metà delle risorse naturali del Paese oltre alla gestione di porti, delle infrastrutture e della maggior parte delle risorse energetiche, tra cui petrolio e gas. Ma questa serie di accordi non è piaciuta a Kiev, così come l’incontro di Riad, con Zelensky su tutte le furie. Il presidente ucraino non ha nascosto il suo disappunto per quanto accaduto a Riad spiegando dalla Turchia, dove ha incontrato Recep Tayyip Erdogan, che la convocazione del vertice Usa-Russia è stata “una sorpresa” che ha appreso solamente dai media: “Discutono dell’Ucraina senza l’Ucraina ma come presidente non garantito o confermato nulla a nessuno”.
Quasi per ripicca, Zelensky ha deciso di rinviare la sua visita in Arabia Saudita, inizialmente prevista per il 10 marzo e ha ribadito ancora una volta che i negoziati non possono avvenire “alle spalle” degli attori chiave citando espressamente ” l’Unione Europea, la Turchia e la Gran Bretagna” che “devono” essere coinvolte. A Mosca hanno le idee chiare sull’irritazione del presidente ucraino: esattamente come gli Stati Uniti, la Russia giudica che Zelensky abbia “scarse possibilità di vincere” in caso di una consultazione elettorale e Vladimir Putin si sarebbe convinto che qualsiasi candidato diverso dall’attuale presidente dell’Ucraina sarebbe “più flessibile e pronto a negoziare e fare concessioni”.
Leggi anche:
- Ucraina, i negoziati e la sberla degli Usa all’Europa
- Ucraina, il vertice Ue di Macron puzza di flop
Ma le proteste dell’Ucraina non hanno avuto alcun effetto su Trump, che le ha subito respinte al mittente. In una delle consuete conferenze stampa fiume da Mar-a-Lago, il tycoon ha spiegato che il vertice di Riad è andato molto bene e che probabilmente incontrerà Putin entro fine mese. The Donald s’è detto più fiducioso di prima, ma allo stesso tempo s’è detto “molto deluso” dalle proteste di Zelensky: “Ho sentito che sono arrabbiati per non avere un posto al tavolo dei negoziati. Ce lo hanno avuto per tre anni…. Allora non avrebbero dovuto iniziare la guerra”, ha affermato senza tuttavia spiegare cosa intendesse, dal momento che è stata la Russia ad invadere l’Ucraina.
Zelensky si sente esautorato, anche perchè da Kiev hanno reso noto che i dirigenti sauditi erano anche disposti a includere il presidente ucraino nel summit con Rubio e Lavrov, ma sono stati proprio loro due a non volerlo. Da qui la decisione del numero uno di Kiev di volare ad Ankara e poi di tornare a Kiev, dove riceverà l’inviato di Trump, Keith Kellogg, che dovrebbe restare almeno tre giorni. I dialoghi proseguiranno ma la priorità del leader ucraino è quello di convincere gli americani a rifiutare senza indugi la condizione russa di imporre le elezioni dopo il cessate il fuoco e prima degli accordi di pace finali: il timore è quello di brogli e corruzione per imporre un candidato gradito a Putin. “Le elezioni si faranno solo dopo il trattato di pace finale con le nostre piene garanzie di libertà e sovranità” la posizione di Kiev. Seguiranno aggiornamenti.
Franco Lodige, 19 febbraio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).