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“Voto in estate”. Zelensky apre alle elezioni: quali sono le condizioni

Il presidente ucraino si prepara a dare il via alle presidenziali. Russia e Usa trattano sulle terre rare

ucraina zelensky Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La guerra prosegue senza sosta, ma l’Ucraina si prepara a dare il via alle elezioni presidenziali. Dopo tante chiacchiere e tante ipotesi, sembra essere giunta la svolta: il voto è previsto per questa estate, a condizione che entri in vigore un cessate il fuoco totale. A confermarlo è il presidente Volodymyr Zelensky, che ha avviato i preparativi in vista della tornata elettorale, dopo aver presieduto una riunione la scorsa settimana. Secondo quanto anticipato dal settimanale The Economist, Zelensky avrebbe chiarito l’intenzione di procedere rapidamente, riducendo al minimo lo spazio per l’opposizione e scongiurando rischi di disgregazione dell’unità nazionale.

Entro il 5 maggio, la Verkhovna Rada dovrà decidere se estendere la legge marziale introdotta immediatamente dopo l’invasione russa, una legge che attualmente rende impossibile lo svolgimento di elezioni. La legge marziale prevede infatti un periodo minimo di 60 giorni per la campagna elettorale e la Commissione Elettorale Centrale di Kiev ha dichiarato che sarà necessario più tempo del previsto per organizzare le elezioni presidenziali e parlamentari dopo la fine del conflitto.

La priorità ora è approvare una legge che disciplini le “specificità delle elezioni post-belliche”, come affermato dal presidente della Commissione Oleh Didenko in un’intervista a Ukrainska Pravda. Dopo oltre due anni di legge marziale, la politica ucraina è chiamata a fare i conti con una situazione giuridica straordinaria. Questo periodo senza voto popolare è stato più volte sfruttato dalla Russia per mettere in dubbio la legittimità di Zelensky. Anche il presidente americano Donald Trump ha sollevato più volte la questione, chiedendo nuove elezioni in Ucraina, dato che il mandato presidenziale di Zelensky è scaduto nel maggio dello scorso anno, mentre quello del Parlamento ucraino è terminato lo scorso agosto.

Come evidenziato, le elezioni devono essere convocate entro un mese dalla revoca della legge marziale, ma il presidente della Commissione ha sottolineato che i tempi previsti per il processo elettorale, 60 giorni per il Parlamento e 90 per le presidenziali, non sarebbero sufficienti per rispettare gli standard democratici, soprattutto in un contesto post-bellico. Un altro nodo cruciale riguarda la partecipazione degli ucraini all’estero e delle persone che vivono nelle aree occupate dalla Russia. Attualmente, si stima che tra i 5 e i 6 milioni di ucraini si trovino all’estero, ma solo una parte di loro è registrata presso i consolati. Per garantire il loro diritto di voto, la commissione elettorale di Kiev sta valutando diverse opzioni, tra cui l’apertura di seggi elettorali aggiuntivi oltre le ambasciate e i consolati, il voto per corrispondenza e il voto elettronico. Il quadro politico e istituzionale che si prepara in Ucraina è complesso e richiede una gestione attenta delle tempistiche e delle modalità di voto, per garantire che le elezioni possano svolgersi in modo trasparente e democratico, nonostante le sfide imposte dalla guerra.

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In attesa delle novità sulle elezioni, il conflitto prosegue così come i negoziati per la pace. “Oggi a Bucha ho detto che tutti noi vogliamo porre fine a questa guerra il prima possibile, con una sicurezza garantita, una pace duratura e con dignità. Cosa significa ‘con dignità’? Che la Russia non deve trarre alcun beneficio da questa guerra e non deve sottrarsi alla giusta responsabilità per ciò che ha fatto” le parole di Zelensky nel corso della celebrazione del terzo anniversario della liberazione di Bucha: “Dal villaggio di Yahidne, nella regione di Chernihiv, dove gli occupanti russi hanno tenuto tutti i residenti rinchiusi nel seminterrato di una piccola scuola per oltre tre settimane, alla nostra Mariupol, distrutta e bruciata dagli attacchi russi”. Il leader ucraino ha aggiunto: “Ricordiamo la devastazione di ogni città e villaggio in Ucraina. Tutti vedono cosa è successo a Bakhmut, Avdiivka, Vuhledar e a molte altre delle nostre città e villaggi che hanno effettivamente cessato di esistere: non rimane altro che rovine, perché è così che arriva la bandiera russa”. Infine l’appello agli alleati: “Chiedo a tutti i nostri partner di continuare a sostenere la nostra difesa, la nostra ricerca della pace, la diffusione della verità su questa guerra e tutto il necessario per garantire una pace dignitosa e una reale responsabilità nei confronti dei criminali di guerra”.

Lato Usa, Trump ha detto di voler vedere Putin “fare un accordo” per porre fine alla guerra in Ucraina: “Voglio vederlo fare un accordo, così possiamo fermare l’uccisione di soldati russi, soldati ucraini e altre persone – le sue parole nello studio ovale – Voglio assicurarmi che lui mantenga la parola, e penso che lo farà”. Nelle ore precedenti, lo zar ha fatto sapere di essere “aperto” ad un nuovo contatto diretto con il presidente Usa, mentre nel frattempo è iniziata una trattativa Mosca-Washington sulle terre rare russe. Una mossa forse legata al nervosismo del tycoon nei suoi confronti: per Trump Putin continuerebbe a rinviare la tregua parziale concordata con Washington e Kiev. “Se ci prendono in giro non sarò felice”, ha ribadito il presidente americano, rimettendo sul tavolo la minaccia di “dazi” a Mosca.

Franco Lodige, 1 aprile 2025

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